La concia delle pelli è un mestiere millenario che affronta sfide moderne: costi di prototipazione, spreco di materiale e mancanza di strumenti specifici. La tecnologia 3D consente di realizzare stampi e modelli con precisione, riducendo il lavoro manuale ripetitivo. Un esempio chiaro: un artigiano può scansionare una scarpa antica, modellare il pezzo in software e provare la vestibilità senza tagliare una singola pelle. I programmi necessari sono Blender (modellazione), Fusion 360 (progettazione parametrica) e Cura (affettatura per la stampa).
Dal tino alla modellazione 3D: strumenti chiave 🛠️
Per integrare la stampa 3D nel laboratorio di concia, sono necessari tre elementi di base. Primo, uno scanner 3D (come il Revopoint POP 3) per digitalizzare forme o pezzi di cuoio esistenti. Secondo, software di modellazione come Rhinoceros 3D, che consente di progettare solette e fustelle con tolleranze di 0,1 mm. Terzo, una stampante a filamento (tipo Prusa i3 MK4) per realizzare prototipi in PLA o PETG. Questo elimina la prova ed errore con la pelle vera, risparmiando il 40% di materiale in ogni iterazione.
Quello che suo nonno conciatore non le ha detto sul filamento 😅
Certo, suo nonno conciatore le direbbe che questa è roba da fannulloni. Che una volta si conciava a mano, con calli e odore di tannino. Ma ora, invece di maledire la forma che non calza, lei ne stampa una in 30 minuti e la prova mentre sorseggia un caffè. L'unico rischio è che la stampante si inceppi con il PLA proprio come suo nonno si inceppava con i nodi del budello. Almeno, l'odore di plastica fusa è meno aggressivo di quello delle pelli in ammollo.