Hombres G presenta un documental e il suo batterista attacca la censura

05 May 2026 Pubblicato | Tradotto dallo spagnolo

La band Hombres G ha lanzato il documentario Los mejores años de nuestra vida, un viaggio attraverso quattro decenni di carriera tra successi in Spagna e America Latina e conflitti interni. Durante la promozione, il batterista Javier Molina ha pronunciato un discorso sulla libertà creativa, affermando che gli artisti devono porre fine alla censura di coloro che manipolano e dirigono come marionette. Una posizione che, lungi dall'essere un semplice sfogo, ha aperto il dibattito.

Il batterista degli Hombres G colpisce forte; il documentario mostra rock, censura e libertà creativa.

Lo sviluppo tecnico della libertà nell'industria musicale 🎵

La dichiarazione di Molina risuona in un settore dove il software di produzione e le piattaforme di distribuzione esercitano un controllo silenzioso. I DAW come Pro Tools o Ableton permettono di editare, quantizzare e correggere ogni nota, mentre gli algoritmi di Spotify decidono quali canzoni arrivano all'ascoltatore. L'artista, spesso, diventa un ingranaggio di un sistema che premia ciò che è prevedibile. La vera libertà creativa, secondo Molina, implicherebbe saltare questi strati di filtri e restituire il controllo al musicista, anche se ciò significa non apparire nelle liste virali. Una posizione che si scontra con la realtà del mercato.

Marionette, censura e l'affare di vendere magliette 🎤

Certo, è facile parlare di rompere le catene quando si suona negli stadi da decenni. Ma il consiglio di Molina ricorda quell'amico che ti dice di lasciare il lavoro per dedicarti alla pittura, mentre lui vive delle royalties di Voy a pasármelo bien. La censura non viene sempre da un dirigente con i baffi; a volte viene dalla necessità di pagare l'affitto. Certo, se il prossimo disco degli Hombres G suonerà come un esperimento di jazz fusion, sapremo già chi è stato il colpevole.