La ricercatrice Sònia Boadas ha localizzato due volumi della biblioteca personale di Lope de Vega, il grande drammaturgo del Siglo de Oro spagnolo. Dopo un minuzioso rastreo, gli esemplari, con annotazioni manoscritte dello stesso Lope, sono apparsi a Boston e New York. Boadas ha seguito indizi in cataloghi d'asta, archivi storici e liste di mercanti per trovare queste opere di riferimento che lo scrittore utilizzò per documentare la sua produzione.
La tecnologia digitale come strumento di archeologia letteraria 🔍
La localizzazione di questi libri esemplifica come la ricerca filologica si avvalga oggi di basi di dati digitalizzate di aste e archivi storici. Boadas ha utilizzato cataloghi online e registri di vendita per rintracciare la provenienza degli esemplari, che hanno viaggiato per cinque secoli da Madrid fino agli Stati Uniti. L'incrocio di metadati e la consultazione di repository digitali hanno permesso di ricostruire il periplo dei volumi, dimostrando che la tecnologia attuale è un'alleata per recuperare patrimonio culturale disperso.
Lope scriveva nei margini, ma non come un tweeter 😅
Risulta che Lope de Vega non solo scarabocchiava commedie a getto continuo, ma annotava anche i suoi libri di consultazione come se fossero un quaderno di appunti. Certo, senza social network dove sfogarsi, il Fenice degli Ingegni si dedicava a scrivere nei margini dei propri volumi. Almeno i suoi appunti sono serviti a far sì che cinque secoli dopo una ricercatrice li trovasse, mentre i nostri tweet del 2012 probabilmente si sono già persi nel limbo digitale.