L'Europa ha pagato caro la sua paura del nucleare

09 May 2026 Pubblicato | Tradotto dallo spagnolo

La decisione di diversi paesi europei di chiudere le proprie centrali nucleari dopo Fukushima non è stato un atto di prudenza, ma un biglietto di sola andata verso la dipendenza energetica. Rinunciando a una fonte stabile e a basse emissioni, il continente si è gettato tra le braccia del gas russo. Oggi, con le bollette alle stelle e la geopolitica tesa, le conseguenze di quel panico risultano evidenti.

Una centrale nucleare attiva contrasta con una mappa cupa dell'Europa, gasdotti rotti e bollette in fiamme, a simboleggiare il costoso timore energetico.

La fisica non capisce di ideologie ⚛️

Le centrali nucleari offrono un fattore di capacità superiore al 90%, ben al di sopra del gas o delle rinnovabili intermittenti. Mentre un reattore fornisce elettricità di base in modo costante, un impianto a ciclo combinato necessita di una fornitura continua di gas liquefatto o tramite gasdotto. La tecnologia nucleare moderna, con reattori di Generazione III+ e progetti modulari di piccole dimensioni, riduce rischi e scorie. Ignorare questi progressi tecnici per dogmatismo politico non è stato ecologismo, ma una scommessa strategica fallita che ha lasciato l'Europa senza margine di manovra.

Ora tutti vogliono essere amici dell'atomo 😅

È comico vedere gli stessi politici che un decennio fa chiedevano lo spegnimento nucleare ora fare la fila per comprare uranio. La Germania ha chiuso le sue ultime centrali per poi riaprire impianti a carbone, mentre la Francia, che non è caduta nell'isteria, ride tra sé e sé. Alla fine, la paura di una fusione nucleare in un reattore si è trasformata nel timore reale di una fusione economica. Certo, almeno ora sappiamo che l'uranio non viene tagliato in pieno inverno per una disputa diplomatica.