Il programma elettorale: un catechismo usa e getta

25 May 2026 Pubblicato | Tradotto dallo spagnolo

Ogni quattro anni, i partiti ci vendono il loro programma come se fosse una bibbia di soluzioni. Promettono tutto nei comizi e nei dibattiti, lo veneriamo alle urne con la fede del convertito, e il giorno dopo la vittoria, il documento riposa in un cassetto. È il ciclo di vita di una promessa: nasce per essere dimenticata.

cassetto di un archivio chiuso con un singolo documento accartocciato che sporge a metà, una cartella polverosa etichettata programma elettorale dimenticata sul pavimento, un bottone da campagna elettorale solitario e una rosa appassita appoggiati sopra l'archivio, stile fotorealistico cinematografico, illuminazione laterale drammatica da una lampada da scrivania che proietta lunghe ombre, riflessi metallici dell'archivio, dettagli di carta e tessuto strutturati, atmosfera politica cupa, composizione iperdettagliata di natura morta

Il codice sorgente delle promesse non mantenute 💻

Da un punto di vista tecnico, un programma elettorale assomiglia a un software senza test di qualità. Viene scritto di fretta, riempito di pezze populiste e non passa attraverso una vera fase di debugging. Il suo codice promette funzioni impossibili, come un algoritmo che risolva la povertà senza memoria RAM. Quando il sistema operativo del governo si avvia, il programma diventa un legacy: nessuno lo tocca per paura che il sistema vada in crash.

Il cestino della Camera dei Deputati 🗑️

La cosa migliore è che i politici conservano quei programmi in cartelle con nomi tipo promesse2024_finale_v2 che non aprono mai. Se il programma fosse un software, il suo EULA direbbe: Votando, accetti che questo testo è decorativo. L'ironia è che gli unici a leggerlo davvero sono gli stagisti che lo impaginano. Poi, quando chiedi perché non viene mantenuto, ti dicono che c'è stato un errore di compilazione. Viva il codice sorgente della democrazia.