Un nuovo studio propone un'origine poco convenzionale per i depositi di ghiaccio ai poli di Mercurio. Secondo i ricercatori, l'impatto di una cometa o di un asteroide ghiacciato potrebbe aver rilasciato vapore acqueo nell'atmosfera del pianeta. A causa della bassa gravità, il vapore non è sfuggito immediatamente nello spazio, ma si è condensato nei crateri polari permanentemente in ombra, formando spessi strati in un solo giorno del pianeta.
Come la bassa gravità ha intrappolato il vapore acqueo 🧊
La chiave del processo risiede nella tenue atmosfera di Mercurio e nella sua debole gravità, che trattiene a malapena i gas. Dopo l'impatto, il vapore acqueo si è espanso ma non è riuscito a fuggire rapidamente nello spazio. Nel giro di ore, il vapore si è condensato in particelle di ghiaccio che sono cadute sui poli, dove la totale assenza di luce solare impedisce che si sciolgano. I modelli indicano che questo meccanismo, in un singolo ciclo di 88 giorni terrestri, potrebbe aver accumulato abbastanza ghiaccio quanto osservato dalla sonda MESSENGER.
Mercurio: il paradiso ghiacciato che nessuno si aspettava 🚀
Che il pianeta più vicino al Sole abbia ghiaccio sembrava già uno scherzo cosmico. Ma che tutto quel ghiaccio si sia formato in un giorno di Mercurio è come se sulla Terra, in piena agosto, una cometa lasciasse cadere un cubetto di ghiaccio nel deserto del Sahara e il giorno dopo ci fosse una pista di pattinaggio. Almeno, se qualche turista spaziale si perde, sa già dove cercare acqua per il thermos.