La Montaña de Tindaya, a Fuerteventura, è un santuario di incisioni preispaniche e un monumento geologico unico. Su di essa grava una delle utopie artistiche più controverse del XX secolo: il progetto dello scultore Eduardo Chillida, che progettò di svuotarne l'interno per creare un cubo perfetto di 50 metri di lato, illuminato unicamente da un lucernario zenitale. Dopo decenni di contenziosi, dubbi sulla stabilità della roccia vulcanica e l'opposizione ecologista, l'opera è stata congelata in un limbo amministrativo. Tuttavia, la tecnologia 3D oggi permette di visualizzare quello spazio impossibile e comprendere la portata del conflitto.
Ricostruzione virtuale: il cubo di luce come modello tecnico 🏗️
Da un punto di vista tecnico, la ricreazione virtuale del progetto Tindaya richiede un flusso di lavoro complesso. Innanzitutto, si deve ottenere un modello digitale del terreno della montagna tramite fotogrammetria con droni o dati LIDAR pubblici. Su quella mesh di base, si modella lo svuotamento interno: un cubo di 50x50x50 metri, orientato esattamente secondo gli assi solari che Chillida specificò nei suoi schizzi. Il software di illuminazione globale (come Blender Cycles o Unreal Engine) permette di simulare il fascio di luce naturale che entrerebbe dall'apertura superiore, proiettando un cono luminoso che cambierebbe con le ore del giorno. La sfida tecnica principale è calcolare la stabilità strutturale dello svuotamento, un dato che gli ingegneri reali non hanno mai certificato. La ricreazione deve includere una modalità di visualizzazione che mostri le tensioni geologiche simulate, rappresentando graficamente il rischio di collasso che l'opposizione addita come argomento chiave.
Il modello come strumento di attivismo digitale 🖥️
La rappresentazione 3D di quest'opera fantasma diventa un potente strumento di divulgazione. Confrontando lo stato attuale della montagna (intatta, ma sigillata dalla burocrazia) con la visione del cubo di luce renderizzato, lo spettatore comprende il dilemma: l'arte è un diritto che giustifica l'intervento in uno spazio sacro. Un visualizzatore web interattivo, accessibile da qualsiasi dispositivo, permetterebbe di navigare all'interno virtuale, attivare o disattivare livelli di informazione ecologica e leggere i testi dei rapporti tecnici. Questa esperienza immersiva trasforma il dibattito astratto in una realtà tangibile, costringendo il pubblico a schierarsi tra la protezione del patrimonio naturale e la realizzazione di un sogno artistico. Il modello 3D non risolve la controversia, ma illumina il conflitto con la stessa luce che Chillida volle introdurre nella montagna.
Come attivista digitale, che ruolo gioca l'etica nel modellare in 3D il cubo impossibile di Chillida sapendo che il suo progetto reale a Tindaya è stato respinto per impatto ambientale e culturale?
(PS: in Foro3D crediamo che tutta l'arte sia politica, specialmente quando il computer si blocca)