Quando furono prese decisioni per spegnere diverse centrali nucleari, si prevedeva un futuro più pulito. La realtà fu diversa. In mancanza di quella generazione stabile, si ricorse a centrali a gas e carbone che erano in riserva. Per diversi anni, le emissioni di CO2 aumentarono mentre si bruciavano combustibili fossili per coprire la domanda. Una svolta che pochi si aspettavano.
Il vuoto nucleare e la dipendenza tecnica dai fossili ⚡
Le centrali nucleari operano con un fattore di carico superiore al 90%, generando elettricità di base senza interruzioni. Chiudendole, la rete ha perso quella potenza stabile. Le rinnovabili, nonostante la loro crescita, non garantiscono un approvvigionamento costante. Per evitare blackout, sono stati attivati cicli combinati a gas e centrali a carbone. Queste apparecchiature, progettate per il backup, hanno iniziato a funzionare in modo continuo. Il risultato è stato un aumento nella bolletta dei combustibili e nelle emissioni di carbonio per almeno tre anni consecutivi.
Spegnere il pulito per accendere lo sporco: idea geniale 💡
Si scopre che chiudere una centrale che emetteva appena CO2 per accenderne una a carbone è come lasciare il rubinetto dell'acqua potabile per bere dal water. Ma ehi, sicuramente è stata una decisione molto ponderata. Alla fine, l'aria si è riempita di fumo, le bollette sono aumentate, e l'unica cosa che è rimasta chiara è che, a volte, quello che sembra un progresso ambientale è solo un viaggio di sola andata verso la stazione del carbone 🚂.