Cure reciproche e finitezza: Hamaguchi a Cannes

17 May 2026 Pubblicato | Tradotto dallo spagnolo

Il regista giapponese Ryusuke Hamaguchi torna a Cannes con un film che esamina il senso della vita di fronte alla morte. La storia si concentra sull'incontro tra una donna con una diagnosi terminale e la sua badante, esplorando come il capitalismo eroda i legami umani e la possibilità di un'utopia in mezzo alla finitezza.

Japanese caregiver adjusting medical drip device beside a bed, female patient with pale skin lying down, both women looking at each other with soft smiles, hospital room with wooden furniture and sliding paper doors, capitalist symbols like coin stacks and clock hands fading into background shadows, warm sunset light through window, cinematic film grain, shallow depth of field, photorealistic style, gentle hand gesture from patient reaching toward caregiver, medical equipment cables trailing across tatami mat floor, utopian glow around their faces contrasting with dark room edges

L'architettura tecnica dell'accompagnamento umano 🏗️

Hamaguchi utilizza piani sequenza lunghi e silenzi calcolati per costruire la tensione tra le protagoniste. La sua macchina da presa osserva senza giudicare, catturando i microgesti che definiscono la cura reciproca. La colonna sonora, minimalista, si limita a suoni ambientali che rafforzano la sensazione di un tempo sospeso, mentre la sceneggiatura evita il melodramma per concentrarsi sulla routine e la resistenza quotidiana di fronte a un sistema che mercifica la vita.

Il capitalismo non copre il congedo per cura 💸

Vedere due persone che cercano di costruire un'utopia mentre una muore e l'altra viene pagata per prendersene cura ha il suo fascino. Hamaguchi ci ricorda che, in fondo, il capitalismo non paga gli straordinari di tenerezza. La cosa più vicina a un paradiso qui è un appartamento condiviso con vista su un ospedale, e nemmeno quello è esente da mutuo.