L'idea di combattere le specie invasive mangiandole sembra semplice e persino divertente. Alle Hawaii, concorsi come Eat the Invaders incoraggiano la pesca di taape o roi, mentre in Australia e negli Stati Uniti si promuove il consumo di nutrie e iguane. La logica è trasformare un disastro ecologico in un piatto esotico. Ma la scienza avverte che questa strategia potrebbe rivelarsi un boomerang.
L'algoritmo del piatto: quando l'offerta crea la domanda 🍽️
Da un punto di vista sistemico, promuovere il consumo di una specie crea un mercato. Se il taape o l'iguana diventano redditizi, compaiono incentivi per la loro riproduzione o trasporto, esattamente l'opposto dell'eradicazione. È lo stesso errore dell'economia circolare mal applicata: senza controllo della catena di approvvigionamento, la domanda non riduce la piaga, la stabilizza. Il Servizio di Pesca statunitense lo ha promosso, ma la biologia mostra che la pressione estrattiva non sempre elimina l'invasore.
Menu degustazione: peste alla griglia con contorno di caos 🔥
Quindi ora lo sai: se vedi un'iguana nel tuo giardino, non chiamare il disinfestatore, chiama lo chef. La prossima moda sarà la nutria alla brace con riduzione di balsamina, e i restauratori ecologici apriranno allevamenti di invasori per non rimanere senza scorte. Alla fine, la soluzione è tanto brillante quanto combattere un incendio versando benzina. Ma vabbè, almeno ceniamo bene prima che l'ecosistema collassi.