Cannes: il classicismo di James Gray contro lIA vuota di Soderbergh

18 May 2026 Pubblicato | Tradotto dallo spagnolo

Il Festival di Cannes ha mostrato due visioni opposte del cinema statunitense. Steven Soderbergh ha presentato un documentario su John Lennon che utilizza l'intelligenza artificiale per ricostruire la sua ultima intervista radiofonica. Il risultato è un abominio visivo freddo e artificiale che ha generato rifiuto. Dall'altra parte, James Gray ha presentato un'opera di eccellente classicismo, dove il volto umano di attori come Adam Driver, Miles Teller e Scarlett Johansson recupera l'emozione e la narrativa tradizionale.

Due manifesti opposti a Cannes: James Gray con attori reali contro l'IA vuota di Soderbergh su Lennon.

L'IA come trucco digitale senz'anima 🎭

Soderbergh ha utilizzato l'IA generativa per animare fotografie e ricreare l'audio di Lennon a partire da registrazioni originali. Tecnicamente, il processo ha coinvolto reti neurali di sincronizzazione labiale e modelli di voce sintetica. Tuttavia, il risultato è una sfilata di volti plastificati e movimenti erratici che rompono la connessione emotiva. La tecnologia, invece di servire la storia, l'ha sepolta sotto uno strato di artificialità irritante. Il documentario sembra un esperimento di laboratorio, non un omaggio al musicista.

Lennon resuscitato per farci imbarazzare 😬

Vedere John Lennon muoversi come un manichino digitale congelato nel 1980 è un esercizio di disagio. Il documentario riesce in ciò che sembrava impossibile: farci rimpiangere ancora di più la voce reale di Lennon rispetto a quella che l'IA tenta di imitare. Sembra un video aziendale degli anni '90, ma con più budget e meno anima. Se il beatle alzasse la testa, chiederebbe che gli restituiscano il walkman e che spengano il computer. Almeno James Gray ci ha ricordato che gli attori in carne e ossa sanno ancora fare il loro lavoro.