Il 1° maggio 2026, Ask.com, il servizio nato come Ask Jeeves nel 1996, ha spento i suoi server. Il suo proprietario, la holding IAC, ha deciso di cessare le operazioni per concentrarsi su attività prioritarie. Per un quarto di secolo, questo motore di ricerca si è distinto per la capacità di comprendere domande in linguaggio naturale, un'idea in anticipo sui tempi che lo rende un precursore degli attuali chatbot.
Linguaggio naturale: il seme tecnico dei chatbot moderni 🤖
Ask Jeeves elaborava domande scritte come le farebbe una persona, utilizzando un sistema di analisi sintattica e semantica rudimentale per l'epoca. Il suo database indicizzava risposte curate, non solo collegamenti. Questo approccio, sebbene limitato dall'hardware e dagli algoritmi degli anni '90, ha gettato le basi per assistenti come Siri o ChatGPT. La differenza chiave: Ask Jeeves non imparava in tempo reale né generava testo, ma cercava corrispondenze nel suo repository. Un passo tecnico modesto, ma significativo.
E ora, chi ci risponde con un maggiordomo virtuale? 🧐
L'ironia è che Ask Jeeves è morto proprio quando il mondo si riempie di chatbot che promettono di rispondere a qualsiasi cosa. Per anni, il suo maggiordomo con la cravatta rossa è stato il meme delle domande assurde: dov'è Wally? o come conquistare il mondo? Ora, IAC lo mette in pensione senza liquidazione. Almeno, i nostalgici possono consolarsi: se chiedi a ChatGPT di Ask Jeeves, ti dirà che è stato un pioniere. E non chiederà una commissione per la nostalgia.