Noduli abissali e la produzione di "ossigeno oscuro"

Pubblicato il 04 March 2026 | Tradotto dallo spagnolo

Uno studio recente ha documentato un fenomeno geo-chimico nelle pianure abissali: la produzione di ossigeno da parte di noduli polimetallici. Questi noduli, ricchi di manganese, agiscono come catalizzatori naturali, decompongono l'acqua di mare a profondità estreme. Questo processo, battezzato come produzione di ossigeno oscuro, avviene in assenza totale di luce solare, sfidando l'idea che la fotosintesi sia l'unica fonte primaria di ossigeno negli oceani profondi.

Nódulos de manganeso en el lecho marino profundo liberando burbujas de oxígeno en la oscuridad abisal.

Meccanismo elettrochimico e potenziale applicativo 🔬

Il processo si basa sull'ossidazione elettrochimica dell'acqua, catalizzata dagli ossidi di manganese dei noduli. Reagendo con ioni metallici ridotti nel sedimento, come il ferro, si genera un flusso di elettroni. Questo flusso impulsa la divisione delle molecole di acqua (H2O), liberando protoni, elettroni e ossigeno molecolare (O2). Le ricerche esplorano di replicare questo meccanismo con catalizzatori sintetici per sistemi di supporto vitale in habitat sottomarini o spaziali, dove la luce è una risorsa limitata.

I noduli si indipendono: non hanno più bisogno di alghe 😎

Sembra che i noduli, stanchi di vivere all'ombra delle alghe e del loro monopolio fotosintetico, abbiano deciso di montare la loro propria fabbrica di ossigeno nel seminterrato oceanico. Senza chiedere permesso, senza clorofilla e al buio, hanno sviluppato il loro metodo low cost. Uno quasi può immaginarli sussurrare tra le correnti: Fotosintesi? Quella è roba da Pleistocene. Noi lavoriamo con elettrochimica e stile abissale. Un colpo di scena per la biologia marina, che ora deve considerare queste rocce come colleghe nel business della respirazione.