Miyamoto e la lezione senza tempo: giocabilità sopra il realismo

Pubblicato il 11 March 2026 | Tradotto dallo spagnolo

Più di quattro decenni fa, Shigeru Miyamoto, il leggendario creatore di Mario, già indicava un errore fondamentale nello sviluppo dei videogiochi: l'ossessione per il realismo. In un'intervista del 1989, sostenne che molti titoli che priorizzavano animazioni fluide e realistiche rispetto alla giocabilità finivano per essere fallimenti. Per lui, l'essenza non stava nell'imitare la fisica del mondo reale, ma in come si sente il gioco per il giocatore. Questa filosofia, nata agli albori dell'industria, continua a essere un pilastro cruciale del design.

Shigeru Miyamoto, creador de Mario, sosteniendo un mando NES mientras reflexiona sobre el diseño de videojuegos.

La credibilità dell'assurdo: fisica da cartone animato 🎨

Miyamoto illustrò il suo punto con l'evoluzione del salto di Mario. In Donkey Kong, l'idraulico saltava la sua stessa altezza, qualcosa di plausibile. In Super Mario Bros., quel salto si moltiplicò, abbandonando ogni pretesa di realismo fisico. La chiave non fu la fedeltà, ma creare un mondo con regole interne consistenti e credibili all'interno del proprio assurdo. Per ottenere questo, Miyamoto non guardò alla scienza, ma al cinema comico e all'animazione classica, specialmente serie come Tom e Jerry. Questi cartoni presentavano situazioni straordinarie sotto una logica accettata dallo spettatore, una lezione vitale per progettare meccaniche divertenti e memorabili in un medium interattivo.

L'industria ha imparato la lezione o ripete l'errore? 🤔

Oggi, con capacità grafiche fotorealistiche, la riflessione di Miyamoto è più rilevante che mai. L'industria spesso cade nella stessa trappola, equiparando budget e qualità con fedeltà visiva, a volte a scapito dell'innovazione nella giocabilità. La lezione atemporale è chiara: la tecnologia deve servire l'esperienza ludica, non il contrario. I principi dell'animazione classica che ispirarono Nintendo continuano a essere strumenti essenziali per creare mondi impossibili che, tuttavia, sentiamo profondamente credibili e, soprattutto, divertenti da abitare.

Come possiamo applicare oggi la filosofia di Miyamoto di priorizzare la giocabilità rispetto al realismo grafico nello sviluppo di giochi moderni con tecnologie come il Ray Tracing e l'IA?

(PD: i game jam sono come i matrimoni: tutti felici, nessuno dorme e finisci per piangere)