La fotografa statunitense Talia Chetrit presenta la sua prima mostra personale in Spagna, intitolata Bunny, al Museo Lázaro Galdiano di Madrid. L'esposizione, inclusa in PHotoESPAÑA 2026 e aperta fino al 30 agosto, riunisce venti opere che esplorano identità, sessualità e il processo creativo attraverso ritratti e nature morte. L'ingresso gratuito permette ai cittadini di avvicinarsi a una proposta provocatoria e attuale.
La tecnica fotografica come strumento di decostruzione visiva 📸
Chetrit utilizza una fotocamera di medio formato e pellicola analogica per catturare texture e ombre con una nitidezza che sfida l'immediatezza digitale. Il suo processo evita il ritocco eccessivo, privilegiando la composizione diretta e la luce naturale. Le immagini giocano con inquadrature frammentate e oggetti quotidiani, creando una tensione tra ciò che è mostrato e ciò che è nascosto. Questo approccio tecnico permette allo spettatore di confrontarsi con l'immagine senza filtri narrativi, concentrandosi sulla materialità del corpo e dell'oggetto.
Bunny e il dilemma di non avere il filtro di Instagram 🐰
Vedere foto analogiche oggi è come trovare un fax nella posta: ti costringe a fermarti e chiederti se hai davvero bisogno di vedere i pori di qualcuno con tanta chiarezza. La mostra Bunny ci ricorda che, prima dei selfie con luce ad anello, esisteva già l'angoscia esistenziale di posare per una fotocamera. Se esci da lì con la voglia di cancellare la cronologia dei tuoi filtri, l'artista avrà compiuto la sua missione. O forse hai solo bisogno di un rullino da 35 mm e un po' di terapia.