Il Parlamento Europeo sostituisce Google con Qwant e la foto viene perfetta

03 June 2026 Pubblicato | Tradotto dallo spagnolo

Il Parlamento Europeo ha deciso di sostituire Google con Qwant, un motore di ricerca francese che promette di non memorizzare dati personali. La misura sa di sovranità digitale e privacy, ma ha un trucco: gli eurodeputati possono continuare a usare Google se lo desiderano. È volontaria, non obbligatoria. Mentre loro scelgono, noi cittadini europei restiamo intrappolati in Google, Meta e Amazon senza alternative reali né informazioni chiare. Un gesto simbolico che non nasconde la dipendenza reale.

European Parliament hemicycle interior, desktop monitors displaying Qwant search engine interface replacing Google homepage, eurodeputies casually using smartphones with Google logo visible on screens, split-screen contrast between symbolic Qwant adoption and real Google dependency, technical illustration style, photorealistic office environment, blue and grey institutional lighting, subtle digital sovereignty iconography, glowing screen reflections on polished desks, neutral professional atmosphere, ultra-detailed parliamentary setting

Sovranità digitale vera: educare, regolamentare e investire in infrastrutture proprie 🛡️

La sovranità digitale non si ottiene cambiando il motore di ricerca dell'ufficio. Richiede educazione tecnologica fin dalle scuole, regolamentazione efficace che limiti il potere delle grandi aziende tecnologiche e investimento in infrastrutture proprie come centri dati e reti alternative. Senza questi pilastri, qualsiasi cambiamento è cosmetico. Il Parlamento Europeo firma contratti milionari con Amazon e Microsoft mentre promuove un motore di ricerca francese. La contraddizione è evidente: l'urgente è la foto, l'importante continua ad aspettare.

Cambio di motore di ricerca: il gesto che non dà fastidio a nessuno 🤷

Gli eurodeputati ora hanno Qwant sui loro computer, ma possono aprire Chrome quando nessuno guarda. È come mettersi a dieta ma lasciare il frigo pieno di cioccolato. La misura non obbliga, non fa male e non altera i contratti con le grandi aziende tecnologiche americane. Nel frattempo, noi cittadini continuiamo a non poter decidere sui nostri dati. Il Parlamento ha fatto un passo, sì, ma di lato. La sovranità digitale vera è ancora in coda, in attesa che qualcuno prenda sul serio l'educazione, la regolamentazione e l'investimento.