Il Tribunale Supremo ha emesso una condanna a 24 anni di carcere per l'ex ministro José Luis Ábalos nel caso Koldo. Suo figlio Víctor ha espresso in televisione la sua rabbia e il suo dolore, affermando che suo padre morirà in prigione. Nel frattempo, l'imprenditore Aldama, con una condanna minore, non entra in carcere. Questa disparità ha generato indignazione e un forte malessere sociale per la percezione di disuguaglianza nelle pene.
L'algoritmo giudiziario: quando la tecnologia non risolve la disuguaglianza ⚖️
Nell'ambito dello sviluppo di software giudiziario, l'assegnazione delle pene potrebbe beneficiare di sistemi di supporto alle decisioni basati sui dati. Un algoritmo addestrato con migliaia di sentenze precedenti permetterebbe di valutare la coerenza delle condanne, rilevando pregiudizi nell'applicazione della legge. Tuttavia, l'implementazione dell'intelligenza artificiale nei tribunali richiede trasparenza e audit costante. Altrimenti, si corre il rischio di automatizzare l'ingiustizia invece di correggerla, replicando modelli di disuguaglianza che la cittadinanza già percepisce in casi come quello di Ábalos.
La misura: un articolo di lusso per certi condannati 📏
La giustizia spagnola sembra avere una misura con sconto per gli imprenditori e un'altra d'oro massiccio per i politici. Aldama, con meno anni di condanna, gode della sua libertà mentre Ábalos si prepara per un lungo soggiorno. Forse il sistema giudiziario dovrebbe vendere le sue misure su Amazon, con spedizione Prime, in modo che tutti abbiano lo stesso modello. O meglio, che i giudici usino un'app che unifichi i criteri, anche se sicuramente qualcuno troverebbe un bug per saltare la fila.