Un circuito di alta velocità a Carmona non viene mai inaugurato

Pubblicato il 14 January 2026 | Tradotto dallo spagnolo
Vista aérea del Circuito de Alta Velocidad de Carmona, mostrando su extensa recta principal de asfalto y el trazado completo desierto, rodeado por el terreno sevillano.

Un circuito di alta velocità a Carmona mai inaugurato

Nelle periferie di Carmona, Siviglia, una struttura di calcestruzzo e asfalto sfida il tempo. È il Circuito di Alta Velocità di Carmona, un impianto creato per testare veicoli che non ha mai ricevuto la sua prima auto ufficiale. Nonostante la sua costruzione avesse raggiunto uno stato molto avanzato, non è mai riuscito a ottenere l'omologazione per operare. Rimane come un scenario congelato, uno spazio vuoto che attende una funzione che non è mai avvenuta. 🏁

Una rettilineo mostruoso per raggiungere velocità estreme

Il design di questo circuito è il suo segno distintivo più potente. La sua caratteristica principale è un rettilineo di quasi quattro chilometri, uno dei più estesi che si possono trovare in Europa. Questa dimensione lo rendeva il luogo ideale affinché i produttori di automobili potessero valutare la velocità massima dei loro modelli e testarne la resistenza durante periodi prolungati a ritmi molto alti. Il tracciato completo include anche curve a raggio ampio e una zona tecnica di base, configurando un complesso molto capace per il suo obiettivo iniziale.

Caratteristiche tecniche chiave del circuito:
  • Rettilineo principale: Circa 4 chilometri di lunghezza, ideale per prove di velocità massima.
  • Tracciato dinamico: Incorpora curve veloci che permettono di testare la stabilità del veicolo.
  • Infrastruttura di base: Zona tecnica costruita e superficie di asfalto già terminata.
Uno scenario tecnicamente preparato, ma condannato al silenzio più assoluto.

I finanziamenti si esauriscono e il progetto affonda

I lavori si fermarono quando il circuito aveva già l'asfalto steso e le installazioni essenziali erette. Il motivo principale fu la mancanza di fondi per completare gli ultimi dettagli e, soprattutto, per affrontare gli elevati costi che comporta operare e mantenere un impianto di questo calibro. A questo ostacolo finanziario si aggiunsero intoppi amministrativi e l'incapacità di definire un modello di business sostenibile. Non essendoci un ente che se ne assumesse la gestione quotidiana, fu impossibile ottenere l'omologazione necessaria, sigillando così il suo destino.

Fattori che hanno portato all'abbandono:
  • Insufficienza di capitale per finalizzare e operare il circuito.
  • Difficoltà nella gestione amministrativa e legale del progetto.
  • Assenza di un piano di business viable e di un gestore che lo eseguissero.

Un lascito di calcestruzzo nella campagna sivigliana

Oggi, questo circuito fantasma si erge come un monumento a un progetto ambizioso che non ha potuto concretizzarsi. Il suo enorme rettilineo e il suo tracciato completo sono solo testimoni del vento e del passare del tempo. Si è trasformato nel luogo perfetto per immaginare una gara in cui l'unico avversario da battere sia il silenzio e la desolazione stessa dello spazio. Il suo stato attuale invita a riflettere sulla complessità di materializzare grandi infrastrutture. 🏜️