Shakey, il robot che ha dato inizio alla robotica intelligente

Pubblicato il 16 January 2026 | Tradotto dallo spagnolo
Fotografía histórica en blanco y negro del robot Shakey, un dispositivo con forma de columna sobre ruedas, equipado con una cámara de televisión y un telémetro, situado en un entorno de laboratorio con bloques geométricos en el suelo.

Shakey, il robot che ha avviato la robotica intelligente

All’Istituto di Ricerca di Stanford, un progetto storico chiamato Shakey ha cambiato per sempre il concetto di macchina autonoma. Sviluppato alla fine degli anni '60, questo ingegno fu il primo a combinare in modo efficace la capacità di muoversi, percepire il proprio ambiente e ragionare per prendere decisioni senza intervento umano diretto. Il suo team riuscì a unire un computer, sensori visivi e di prossimità, e un telaio con ruote, creando un’entità che poteva pensare prima di agire 🤖.

Un’architettura pionieristica a tre livelli

Il sistema di Shakey si organizzava in tre livelli che funzionavano in modo coordinato. Questa separazione tra percepire, pianificare ed eseguire divenne un modello fondamentale per la robotica.

I tre livelli funzionali di Shakey:
  • Livello di esecuzione: Controllava le azioni fisiche di base, come rotolare in avanti, girare o spingere oggetti.
  • Livello intermedio di percezione: Traduceva i dati della telecamera e del telemetro in un modello simbolico che il computer poteva interpretare, permettendo al robot di capire angoli, porte e blocchi.
  • Livello superiore di ragionamento: Ospitava il programma STRIPS, che analizzava lo stato del mondo, definiva un obiettivo e generava una sequenza logica di comandi affinché i livelli inferiori la eseguissero.
Shakey dimostrò che una macchina poteva pianificare le sue azioni passo dopo passo per raggiungere obiettivi complessi, come navigare tra stanze o ordinare blocchi.

L’eredità algoritmica e concettuale

Le sfide tecniche che il team superò lasciarono un’impronta indelebile nell’intelligenza artificiale. Non si trattò solo di costruire un robot, ma di creare gli strumenti intellettuali affinché funzionasse.

Contributi chiave del progetto Shakey:
  • Sviluppare algoritmi di visione affinché una macchina identificasse forme e ostacoli nel suo ambiente.
  • Creare nuove forme di rappresentazione della conoscenza che permettessero a un sistema informatico di ragionare sul mondo.
  • Implementare e raffinare metodi di ricerca e pianificazione, popularizzando concetti come gli spazi degli stati e i sistemi di produzione.

Un ritmo lento per una rivoluzione rapida

Sebbene il suo nome suggerisse un tremore, Shakey si muoveva con lentezza e deliberazione, un ritmo che rifletteva l’immensa potenza di calcolo di cui necessitava per processare ogni decisione. Oggi, uno smartphone comune supera di gran lunga la capacità di tutta la sua sala macchine. Tuttavia, le idee fondamentali che provò e validò —l’integrazione di percezione, pianificazione e azione in un’architettura modulare— divennero la base su cui si costruiscono i robot autonomi e i sistemi di IA contemporanei. La sua storia è un promemoria del fatto che la rivoluzione digitale spesso avanza a passi lenti ma decisivi ⚙️.