L'Octobot di Harvard: un robot morbido e autonomo

Pubblicato il 15 January 2026 | Tradotto dallo spagnolo
Fotografia del prototipo Octobot, un piccolo robot di silicone con forma di polpo, di colore chiaro, posizionato su una superficie scura. Si apprezzano i suoi tentacoli morbidi e il suo corpo senza componenti elettronici visibili.

L'Octobot di Harvard: un robot morbido e autonomo

L'Istituto Wyss dell'Università di Harvard ha presentato una pietra miliare in ingegneria: l'Octobot. Questo dispositivo è il primo robot completamente morbido che opera senza dipendere da cavi, batterie o circuiti elettronici rigidi. Il suo design, ispirato a un polpo, prescinde dai componenti tradizionali e apre una nuova via per costruire macchine autonome e flessibili 🐙.

Un sistema di propulsione chimico e senza elettronica

La chiave del suo funzionamento risiede in un circuito logico di fluidi che si integra direttamente nel corpo di silicone del robot. I ricercatori fabbricano sia la struttura che questo circuito interno usando una stampante 3D. Invece di motori elettrici, il movimento si genera mediante una reazione chimica controllata.

Meccanismo di azione dell'Octobot:
  • Una piccola quantità di perossido di idrogeno si decompone all'interno del robot, producendo gas.
  • Il circuito di microfluido dirige e canalizza questo gas in modo preciso.
  • Il gas gonfia in modo alternato gruppi di tentacoli, creando un movimento di pompaggio che spinge il robot.
Senza usare elettronica tradizionale, il robot può operare in ambienti dove i sistemi rigidi potrebbero fallire o non essere adatti.

Implicazioni e futuro della robotica morbida

Questo approccio innovativo va oltre il prototipo concettuale. Creando robot che sono intrinsecamente morbidi e sicuri, si sbloccano possibilità per interagire con organismi viventi senza rischio di danneggiarli. L'assenza di parti metalliche o batterie tossiche è fondamentale per questo scopo.

Possibili campi di applicazione:
  • Applicazioni mediche: Dispositivi che possano navigare all'interno del corpo umano per compiti di diagnosi o somministrazione di farmaci.
  • Esplorazione in spazi confinati: Accedere a macerie, tubature o ambienti complessi dove i robot rigidi si incepperebbero.
  • Interazione sicura: Lavorare accanto alle persone in ambienti collaborativi senza il pericolo che rappresentano le parti dure.

La strada davanti

Il team di Harvard continua a ricercare per evolvere questo primo Octobot. I prossimi passi includono l'incorporazione di sensori di base che permettano al robot di percepire il suo ambiente e realizzare movimenti più complessi e diretti. Sebbene il suo aspetto possa sembrare giocoso, la sua tecnologia rappresenta un cambio di paradigma in come progettiamo e costruiamo macchine autonome, spianando la strada per una robotica più integrata e adattabile 🤖.