Cinque anni fa, l'attenzione era sull'elettrico puro, ma ora i produttori raddoppiano i loro sforzi con gli ibridi plug-in. Li presentano come la soluzione intermedia ideale: pratica, con autonomia elettrica per la vita quotidiana e un motore termico per i viaggi. Tuttavia, uno studio recente mette in dubbio questa narrazione, indicando che le cifre ufficiali di consumo distano molto da ciò che i conducenti sperimentano in condizioni normali di utilizzo.
La tecnologia PHEV sotto esame: dov'è l'efficienza? ⚙️
Il problema centrale risiede in come vengono effettuate le prove di omologazione WLTP. Queste misurano il consumo con la batteria completamente carica, privilegiando la modalità elettrica. Nella vita reale, molti utenti non ricaricano quotidianamente, per cui il veicolo circola con la batteria scarica, trascinando un pesante pacco di batterie con il motore a combustione. Questa modalità ibrida risulta meno efficiente di un ibrido convenzionale, generando consumi che possono raddoppiare la cifra omologata.
Modalità "eco": per quando ricaricare è solo un ricordo 😅
È come se gli ingegneri progettassero questi veicoli pensando a un utente che vive in una stazione di servizio con prese di corrente. Per il resto, l'auto include una modalità di guida speciale non descritta nel manuale: la modalità generatore portatile. Consiste nell'usare un motore a benzina di dimensioni normali per muovere, di passaggio, un paio di tonnellate extra di tecnologia verde che viaggia come una scimmia. L'efficienza allora brilla per la sua assenza, ma almeno puoi dire di avere un ibrido.