La NASA ha adottato una misura drastica con la veterana sonda Voyager 1. Per conservare energia e prolungare la sua missione, ha disattivato lo strumento scientifico Lecp. Con questo, sono ormai otto i sistemi spenti. La navicella, che dipende da un generatore nucleare che si degrada nel tempo, necessita di queste azioni per continuare a operare. L'obiettivo è guadagnare tempo fino all'implementazione di una soluzione software più complessa, programmata per tra due anni. 🛰️
Il piano Big Bang: una reinvenzione software per hardware degli anni '70 💾
La soluzione a lungo termine si chiama Big Bang, un piano per il 2026. Consiste nel sostituire tramite software diversi sottosistemi con versioni a basso consumo. L'idea è riprogrammare funzioni critiche in modo che utilizzino meno energia dal generatore di radioisotopi in diminuzione. Prima verrà testato sulla Voyager 2, che si trova in una situazione simile. Se i test saranno positivi, l'aggiornamento verrà inviato alla Voyager 1 a luglio. La sfida è modificare il codice di un computer con decenni di anzianità senza interrompere il suo viaggio interstellare.
Spegnere cose per non spegnersi: la logica del viaggio interstellare 🔋
La strategia della NASA ha un punto di manuale di sopravvivenza domestica. Quando la batteria del telecomando è scarica, togli le pile da un altro apparecchio che non usi. La Voyager 1 ha già donato l'energia di otto dei suoi 'elettrodomestici' scientifici. Ora gli ingegneri preparano un hacking remoto massiccio, come cambiare le lampadine di casa con i LED, ma a 24 miliardi di chilometri di distanza. Tutto affinché questa nonna tecnologica possa continuare a inviare cartoline cosmiche un po' più a lungo.