Marco Mezquida: improvvisazione senza rete tra jazz e classica

30 April 2026 Publicado | Traducido del español

Il pianista e compositore Marco Mezquida analizza il suo processo creativo in una chiacchierata dove l'improvvisazione emerge come elemento centrale. Formatosi al conservatorio, ma con il jazz nelle vene, sostiene che la musica debba fluire come un dialogo aperto con il pubblico. La sua proposta non cerca etichette: fonde armonie classiche con ritmi popolari per costruire un linguaggio proprio che abbatte i confini tra i generi.

Pianista Marco Mezquida, mani sui tasti, fusione di jazz e classico in un palcoscenico intimo.

L'architettura dell'istante: come Mezquida struttura l'imprevedibile 🎹

Mezquida affronta la composizione come un organismo vivente che si sviluppa in tempo reale. Il suo metodo parte da una struttura armonica di base, ma lascia ampi spazi per l'improvvisazione controllata. Qui entrano in gioco tecniche estese del pianoforte, cambi di metrica improvvisi e riferimenti alla musica popolare mediterranea. Il risultato è una partitura che funziona come una mappa aperta: ogni concerto è una versione diversa, dove la tecnica classica sostiene il volo libero del jazz.

Quando il pianista diventa un equilibrista senza rete di sicurezza 🎪

Immagina di andare a un concerto e che il musicista decida dal vivo se suonare una ballata o un mambo. Questo è Mezquida. Dice di cercare una connessione emotiva, ma quello che fa è mettere alla prova i nervi del pubblico: oserà cambiare genere a metà di un accordo? Per fortuna, la sua formazione classica gli fa da rete, anche se a volte la rete sembra di schiuma e il salto è dal decimo piano. Certo, nessuno rimane indifferente.