Il segnale V16 è arrivato come soluzione tecnologica per evitare il rischio di posizionare i triangoli. La DGT, con Pere Navarro, lo ha promosso perché permette di segnalare senza uscire dall'auto. Tuttavia, si osserva un problema nel suo uso reale. I conducenti attivano la luce, ma poi rimangono vicino al veicolo, replicando il pericolo che si voleva evitare. Il difetto non è del dispositivo, ma dell'azione che segue.
Un progresso tecnico limitato dal protocollo di sicurezza 🚨
La tecnologia del V16 è chiara: un dispositivo luminoso a posizionamento magnetico o adesivo che emette una luce lampeggiante. Il suo sviluppo mirava a eliminare l'esposizione dell'utente al traffico durante la segnalazione iniziale. Tuttavia, la fase critica di sicurezza, che è abbandonare immediatamente la carreggiata, dipende esclusivamente dal conducente. Il protocollo completo richiede di posizionare il segnale, attivare le luci di emergenza e rifugiarsi dietro la barriera di sicurezza. La tecnologia non può forzare quest'ultimo passo.
Segnale magico, conducente immortale 🧙♂️
Sembra che alcuni pensino che il V16 generi un campo di forza impenetrabile. Lo posizionano sul tetto e subito dopo, come se fossero nel loro salotto, si mettono a controllare la ruota o a telefonare accanto alla carreggiata. La luce lampeggiante, presumibilmente, allontana le altre auto come un amuleto. La realtà è meno indulgente: un veicolo distratto non distingue tra un triangolo vintage e un segnale di ultima generazione se c'è un corpo davanti.