Il Vietnam aspira a diventare un centro globale di semiconduttori, sostenuto dagli Stati Uniti come contrappeso alla Cina. Il paese considera l'innovazione e la trasformazione digitale pilastri per raggiungere lo sviluppo entro il 2045. A febbraio, Trump ha rimosso il Vietnam dalla lista di controllo delle esportazioni, facilitando l'accesso a tecnologia avanzata per la produzione di chip. Inoltre, Hanoi sta negoziando con ASML per istituire un centro di ricerca e formazione sui semiconduttori.
Tecnologia e formazione: la ricetta vietnamita 🚀
L'accordo con ASML non mira solo all'accesso alla litografia avanzata, ma anche a formare ingegneri locali. Il Vietnam ha bisogno di una solida base tecnica per competere nella progettazione e nel packaging dei chip. La rimozione delle restrizioni consente di importare attrezzature all'avanguardia, sebbene la vera sfida sia costruire una propria catena di approvvigionamento. Senza una rete di fornitori e test, il paese rischia di essere solo un assemblatore sofisticato. La scommessa è a lungo termine e richiede investimenti costanti.
Dalle officine di moto alle cleanroom 😅
Il Vietnam passerà dalla riparazione di moto per le strade di Hanoi all'uso di tute da coniglio nelle cleanroom. Certo, prima devono assicurarsi che i tecnici non confondano un wafer con un piatto di pho. Ma ehi, se riescono a far sì che i semiconduttori non si surriscaldino come un motore Honda, forse il piano funzionerà. Certo, che non gli venga in mente di vendere chip al mercato galleggiante, perché l'umidità non fa bene ai circuiti.