L'opera Tudor 1536, sostenuta da Margot Robbie come produttrice esecutiva, approda nel West End londinese. Racconta la storia di tre donne della classe operaia nell'Essex che, mentre aspettano l'esecuzione di Anna Bolena, condividono drink e riflessioni sul loro destino. Robbie sottolinea che la sceneggiatura l'ha affascinata perché, nonostante sia ambientata nel 1536, i dialoghi riflettono conversazioni attuali.
La messa in scena: un viaggio tecnico nel XVI secolo 🎭
La produzione punta su un design scenico minimalista che contrasta con la crudezza dell'epoca. Le scenografie ricreano una taverna dell'Essex con illuminazione soffusa e suono ambientale di campane lontane. I costumi, tessuti con lana e lino, evitano lo sfarzo dei drammi di corte. La regia privilegia primi piani e silenzi, costringendo lo spettatore a concentrarsi sui gesti e le pause delle attrici.
Spoiler: nemmeno le Tudor avevano copertura sul cellulare 📱
Se qualcosa dimostra Tudor 1536 è che, senza Netflix né WhatsApp, le donne del XVI secolo già dominavano l'arte del pettegolezzo e della lamentela esistenziale. Mentre aspettano la decapitazione di Anna, le protagoniste discutono di amori impossibili e stipendi precari. Quasi 500 anni dopo, siamo ancora uguali, ma almeno ora possiamo farlo con un mojito in mano.