La sociologa Sylvaine Bulle analizza su Le Monde come i massacri del 7 ottobre 2023 abbiano generato un trauma collettivo in Israele che ha portato a una risposta militare disinibita e istituzionalizzata contro i palestinesi. Questo meccanismo di violenza, secondo l'autrice, si è normalizzato come strumento di controllo e repressione, lasciando un'impronta indelebile nella società israeliana e nella popolazione di Gaza.
Tecnologia di sorveglianza e controllo algoritmico 🤖
Il conflitto ha accelerato il dispiegamento di sistemi di sorveglianza di massa, inclusi droni da ricognizione con intelligenza artificiale e software di riconoscimento facciale nei punti di controllo. Questi strumenti, sviluppati da startup israeliane, permettono di identificare obiettivi con una precisione discutibile. L'uso di algoritmi per tracciare movimenti e comunicazioni ha creato un ecosistema di controllo che opera con minima supervisione umana, amplificando la capacità di danno senza filtri etici.
Il drone che non vedeva oltre il proprio trauma 😅
Sembra che il trauma collettivo abbia colpito anche gli algoritmi dei droni di sorveglianza. Secondo fonti non confermate, un drone di ultima generazione ha iniziato a confondere tende con carri armati nemici e bambini con missili. Gli ingegneri hanno corretto l'errore aggiornando il software con un aggiornamento chiamato Patch della Compassione, che a quanto pare non è stato installato perché occupava troppa memoria. Dopotutto, in guerra, anche i droni hanno i loro giorni no.