Il direttore generale di Toei Animation, Asama Yosuke, ha scosso le fondamenta dell'industria durante il Festival di Cannes. La sua dichiarazione è chiara: l'era dell'anime come prodotto esclusivamente giapponese è finita. Toei, lo studio dietro giganti come Dragon Ball e One Piece, ora progetta di creare opere radicate nelle culture locali insieme a creatori di tutto il mondo, sfidando la definizione tradizionale di un'animazione che per decenni è stata identificata con il Giappone, i suoi sistemi e le sue tradizioni.
La produzione globalizzata e i suoi nuovi standard tecnici 🌍
Questa svolta implica un cambiamento nei flussi di lavoro tradizionali. Toei dovrà adattare le sue pipeline di produzione per integrare team internazionali, il che richiede piattaforme di collaborazione remota e standardizzazione degli asset. L'uso di strumenti come Toon Boom Harmony o Unreal Engine per la previsualizzazione potrebbe facilitare il coordinamento. Tuttavia, la sfida tecnica risiede nel mantenere la coerenza visiva che definisce l'anime, con i suoi ritmi di animazione limitata ed espressività facciale, mentre si incorporano sensibilità artistiche di altre regioni, dal tratto europeo alla narrativa visiva latinoamericana.
Addio all'anime 100% nipponico, benvenuto all'anime con accento 🎨
In pratica, ora uno studio francese potrà realizzare un episodio di One Piece in cui Luffy mangia un croissant invece del riso. Toei dice di volere opere radicate nelle culture locali, il che suona bello finché non immagini Goku che fa yoga in India o Sailor Moon che indossa un kimono spagnolo da flamenca. La vera sfida non sarà tecnica, ma spiegare a un fan di vecchia data che la sua serie preferita potrebbe essere animata da un team in Brasile. Ma vabbè, finché non mettono il reggaeton alla trasformazione di Super Saiyan, tutto andrà bene.