Sergio Ramírez, unico candidato per occupare la poltrona L alla RAE

24 May 2026 Pubblicato | Tradotto dallo spagnolo

Il plenum della Real Academia Española voterà questo giovedì la candidatura dello scrittore nicaraguense Sergio Ramírez per occupare la poltrona L, vacante dopo la scomparsa di Mario Vargas Llosa. Ramírez, ex vicepresidente del Nicaragua e premio Cervantes 2017, conta sulle garanzie di tre accademici, requisito indispensabile per la sua elezione.

Scena cinematografica fotorealistica di un leggio di legno vuoto con una lettera L d'oro scolpita sulla parte anteriore, posizionato in una grande sala accademica con poltrone di velluto rosso e pannelli di legno scuro. Un singolo libro rilegato in pelle è aperto sul leggio, le pagine catturano una luce calda e soffusa da un lampadario di ottone sopra. Sullo sfondo, tre figure in silhouette in abiti formali alzano le mani in un gesto di voto, i loro volti in ombra. La scena enfatizza solennità e transizione, con un sottile riflettore che illumina il posto vacante dietro il leggio. Nessun testo, numeri o lettere visibili tranne la L scolpita.

Il processo di voto digitale e l'eredità di Vargas Llosa 🗳️

La votazione si svolgerà tramite un sistema informatico interno che garantisce anonimato e trasparenza. Ogni accademico esprime il proprio voto da una piattaforma sicura, e lo scrutinio viene aggiornato in tempo reale. Questo metodo, adottato nel 2020, consente di snellire i processi elettorali. Ramírez, noto per il suo lavoro presso la Fundación Nuevo Periodismo Iberoamericano, si adatta al profilo della poltrona L, precedentemente occupata dal Nobel peruviano.

La poltrona che non trema più: da Vargas Llosa a Ramírez 😅

La poltrona L passa da un Nobel che discuteva con chiunque a un ex vicepresidente che è sopravvissuto a Ortega. Almeno ora le sessioni saranno più tranquille, senza minacce di querele tra accademici. Ramírez arriva con il suo archivio digitale sotto il braccio, anche se alla RAE usano ancora la carta per i verbali. Certo, promette di non usare la tribuna per arringhe politiche, solo per correggere l'uso del gerundio.