La Real Academia Española ha mostrato la sua preoccupazione per l'impatto dell'intelligenza artificiale sulla lingua. La sua difesa di un linguaggio chiaro è valida, ma si scontra con la sua lentezza istituzionale e un elitismo storico che ha poco a che fare con come si scrive sui social o nelle chat. Il problema non è solo tecnico, ma sociale: l'IA replica i pregiudizi se non viene addestrata con una diversità reale.
Algoritmi che parlano come il tuo capo, non come il tuo quartiere 🤖
La vera sfida tecnica è democratizzare i dati di addestramento. I grandi modelli linguistici tendono a privilegiare varianti dello spagnolo delle élite accademiche o delle regioni dominanti, ignorando modi di dire, gerghi e forme di espressione delle comunità emarginate. Se non si richiede diversità linguistica negli algoritmi, l'IA perpetuerà le disuguaglianze: parlerà come un manuale scolastico, non come la gente per strada. La soluzione passa attraverso l'educazione digitale e dataset inclusivi.
La RAE che corregge il tuo WhatsApp dal 1713 😅
Mentre la RAE discute se algoritmo abbia l'accento, l'IA scrive già poesie in spanglish e risponde ai meme in linguaggio inclusivo. L'accademia arriva in ritardo, come sempre, con il dizionario sotto il braccio e la faccia scura. Se vogliono davvero salvare la lingua, si uniscano alla chat di gruppo della classe: lì vedranno come sopravvive lo spagnolo senza il loro permesso. Ironie del progresso.