Il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, ha smascherato una rete criminale che vendeva dati riservati di calciatori, imprenditori e artisti. Due agenti di polizia hanno effettuato 730.000 accessi abusivi a banche dati in due anni, utilizzando le proprie password per estrarre informazioni e venderle ad agenzie esterne. Per ogni consultazione venivano pagati tra i 6 e i 25 euro, secondo un tariffario dettagliato in un file Excel. L'indagine coinvolge anche dipendenti dell'INPS, dell'Agenzia delle Entrate e due direttori di Poste Italiane.
Sicurezza dei dati: errori umani e accessi senza controllo 🔒
Il caso rivela una vulnerabilità critica in sistemi che dovrebbero essere sicuri. Gli agenti hanno utilizzato credenziali legittime per accedere a banche dati ufficiali per due anni senza essere scoperti. Un file Excel conteneva la lista dei prezzi: dai dati base a 6 euro fino alle informazioni sensibili a 25. La rete includeva funzionari di Poste, INPS e Agenzia delle Entrate, suggerendo che la protezione dei dati dipende più dall'etica individuale che da controlli tecnici robusti. Non sono state implementate allerte per pattern di accesso anomali.
L'Excel che valeva più di qualsiasi database 📊
I criminali moderni non usano più leve né grimaldelli. Ora usano un Excel ben organizzato e un paio di credenziali prestate. Due agenti sono diventati imprenditori del dato: vendevano la vita privata dei vip come chi vende chewing gum in un chiosco. E la parte migliore è che avevano un tariffario più chiaro di quello di una pizzeria: 6 euro per un nome, 25 per una storia completa. La prossima volta che un calciatore si lamenta che gli hanno rubato il cellulare, forse dovrebbe controllare chi ha il suo numero nella busta paga dello Stato.