La prima ministra italiana, Giorgia Meloni, ha definito l'Unione Europea come un gigante burocratico e miope che sacrifica la competitività del continente. In un evento con la confindustria Confindustria, il suo presidente Orsini si è unito alle critiche, chiedendo di fermare la regolamentazione eccessiva. Meloni ha difeso l'industria nazionale e ha chiesto una collaborazione al di là delle differenze ideologiche per riformare il sistema.
Il fardello digitale delle normative eccessive 📉
Per il settore tecnologico, la burocrazia europea si traduce in lentezza e costi aggiuntivi. Le aziende di sviluppo software e hardware destinano fino al 30% delle loro risorse a conformarsi alle normative di compliance e ai report di sostenibilità, secondo studi del settore. Ciò frena l'innovazione rispetto a mercati come quello statunitense o asiatico. La soluzione, secondo gli analisti, passa attraverso la semplificazione dei processi e l'evitare duplicazioni normative tra Bruxelles e gli stati membri.
Bruxelles chiede un rapporto di 200 pagine per ordinare un caffè ☕
Mentre Meloni invoca buon senso, a Bruxelles sembra che ogni direttiva porti con sé il proprio peso in carta. Si mormora che presto servirà uno studio di impatto ambientale, tre firme notarili e un certificato di sostenibilità per ordinare un espresso a Roma. La cosa migliore è che, mentre l'UE decide se il caffè debba chiamarsi infuso caldo, l'Italia avrà già perso due decenni di competitività.