La deradicalizzazione di un jihadista e la sua condanna per il caso Paty

07 May 2026 Pubblicato | Tradotto dallo spagnolo

Ismaël Gamaev, primo condannato per terrorismo nel processo per l'omicidio di Samuel Paty, è stato indicato dagli esperti come un caso eccezionale di deradicalizzazione. In un'intervista a Le Monde, il giovane descrive il percorso che lo ha portato ad abbracciare il jihadismo e, successivamente, a rompere con quell'ideologia. Il suo racconto espone la complessità di un fenomeno che, sebbene reversibile, non cancella la gravità delle sue azioni precedenti.

Un giovane barbuto, con le mani ammanettate, guarda verso il basso con espressione seria, mentre un avvocato e un giudice sullo sfondo simboleggiano il processo.

Algoritmi e radicalizzazione: il ruolo delle piattaforme digitali 🧠

Il caso di Gamaev sottolinea come gli algoritmi di raccomandazione sui social media e nei forum possano accelerare la radicalizzazione. Questi sistemi, progettati per massimizzare il coinvolgimento, spesso indirizzano utenti vulnerabili verso contenuti estremisti. Studi recenti indicano che l'esposizione ripetuta a narrazioni chiuse, unita alla mancanza di contrappesi informativi, rafforza i pregiudizi. La soluzione tecnica passa attraverso l'implementazione di filtri dei contenuti e la promozione dell'alfabetizzazione digitale critica, sebbene nessuno strumento sostituisca l'accompagnamento umano.

La radicalizzazione express: da youtuber a jihadista in tre clic 💻

Se per deradicalizzarsi ci vogliono anni di terapia e accompagnamento, per radicalizzarsi basta un brutto giorno, un algoritmo capriccioso e uno youtuber con la barba finta. Gamaev è passato dal guardare video di cucina al dibattere di jihad in forum anonimi, tutto senza alzarsi dal divano. La cosa più triste è che, mentre lui si riabilitava, su internet continuavano a vendere corsi online su come diventare un radicale in tempo record.