Giovani europei preferiscono i chatbot per raccontare i loro segreti

06 May 2026 Pubblicato | Tradotto dallo spagnolo

Uno studio di Ipsos Bva, commissionato dall'autorità francese Cnil, rivela che il 51% dei giovani tra gli 11 e i 25 anni ricorre all'intelligenza artificiale come confidente. La metà dei 3.800 intervistati trova più facile parlare di salute mentale con un'interfaccia digitale che con un professionista umano. Solo il 49% ha consultato operatori umani e il 37% psicologi.

Giovane seduto a una scrivania, che parla con un chatbot su un tablet, mentre una figura umana sfocata sullo sfondo simboleggia lo psicologo ignorato.

Come i modelli linguistici elaborano l'intimità 🤖

I chatbot attuali utilizzano architetture transformer che analizzano schemi linguistici senza un reale contesto emotivo. Non avendo una memoria persistente tra le sessioni, ogni conversazione ricomincia da capo, il che evita pregiudizi ma impedisce di garantire continuità terapeutica. La Cnil avverte che questi sistemi non sono progettati per rilevare crisi né per indirizzare ai servizi di emergenza, delegando all'utente la responsabilità di cercare aiuto professionale quando necessario.

La miglior terapia: un algoritmo che non ti giudica né ti fa pagare 💬

Quindi ormai lo sapete, signori psicologi: la vostra concorrenza diretta non è un altro collega, ma una riga di codice che non arriva mai in ritardo, non fa facce sorprese e non vi farà mai pagare 80 euro l'ora. La cosa brutta è che, quando il chatbot vi risponderà con un generico capisco come ti senti, forse sarà il momento di chiedersi se lo capisce davvero o sta solo facendo una ricerca nel suo database di frasi fatte.