Il primo ministro giapponese, Sanae Takaichi, ha dato istruzioni al ministro dell'Industria, Ryosei Akazawa, per gestire l'acquisto di circa il 70% del greggio consumato dal Giappone a giugno da regioni lontane dal Medio Oriente. Questa decisione mira a ridurre la dipendenza da un'area ad alta tensione geopolitica e a diversificare le fonti di approvvigionamento del paese asiatico.
La sfida logistica di sostituire il greggio del Medio Oriente 🛢️
La misura comporta una sfida tecnica e logistica considerevole. Il Giappone dipende storicamente dal Medio Oriente per oltre il 90% del suo greggio, quindi sostituire quel volume in un mese richiede di adeguare contratti, rotte marittime e accordi con paesi come Stati Uniti, Brasile o nazioni africane. Le raffinerie locali devono verificare la compatibilità del greggio leggero o pesante di queste nuove fonti con i loro processi attuali, evitando fermate non pianificate.
Il piano B del Giappone: meno sceicchi e più cowboy 🤠
Ora il Giappone vuole petrolio da cowboy texani o dalla giungla brasiliana piuttosto che dai suoi amici del deserto. Sembra che la diplomazia del greggio si trasformi in un trasloco lampo: cambiare il 70% della bolletta energetica in trenta giorni. Se fallisce, forse Takaichi chiederà ad Akazawa di riempire i serbatoi con sake. Almeno non esplode, ma l'auto non parte.