Il regime iraniano ha inasprito il suo ferreo controllo sui media dall'inizio delle ostilità con Stati Uniti e Israele. Secondo Reporter Senza Frontiere, il paese occupa il 177° posto su 180 per libertà di stampa, posizionandosi dietro all'Afghanistan talebano. La censura si è intensificata, con blocchi alle piattaforme e arresti di giornalisti.
Come la tecnologia filtra le informazioni nonostante il blocco governativo 🔧
Nonostante il blackout informativo, cittadini e attivisti utilizzano VPN e reti mesh per aggirare la censura. Applicazioni come Signal e Telegram, sebbene parzialmente bloccate, restano canali di diffusione. Tuttavia, il governo ha dispiegato sistemi di deep packet inspection per identificare il traffico crittografato. La battaglia tecnica è impari: mentre il regime investe in firewall avanzati, i dissidenti dipendono da strumenti obsoleti e connessioni satellitari vulnerabili alle interferenze.
Libertà di stampa: quel lusso che l'Iran ha lasciato al 177° posto 📰
Essere giornalista in Iran è come giocare a nascondino, ma con conseguenze reali. Il regime ha perfezionato l'arte di far sparire le notizie più velocemente di un panino al kebab in una cena di digiuno. Nel frattempo, i cittadini si accontentano di meme crittografati e voci su WhatsApp per sapere se li stanno bombardando o è solo un blackout programmato. La libertà di espressione lì è scarsa quanto l'acqua nel deserto di Lut.