Lo specialista SEO lavora con dati astratti: link, gerarchie e silos di contenuti. La tecnologia 3D consente di trasformare questa struttura in un modello fisico o virtuale navigabile. Ad esempio, un diagramma di flusso di crawling può essere trasformato in un oggetto tridimensionale che mostra quali pagine sono orfane o hanno una scarsa profondità di link. Questo facilita l'individuazione di problemi di indicizzazione che in un foglio di calcolo passerebbero inosservati.
Modellazione 3D per mappare l'impronta dei contenuti 🗺️
Per iniziare, programmi come Blender o SketchUp consentono di importare dati di crawling da Screaming Frog o Sitebulb. Con script in Python, puoi convertire l'URL e la sua profondità in coordinate Z, e il Page Authority in colore o texture. Il risultato è una mappa 3D in cui i nodi rappresentano le pagine e gli archi i link interni. Così, un cluster tematico mal collegato appare come un'isola galleggiante. Puoi anche esportare il modello in realtà aumentata con Unity per rivederlo sul tuo cellulare.
Il tuo capo impazzirà per il cubo dei link rotti 🧊
Immagina di arrivare alla riunione settimanale con un modello stampato in 3D del tuo sito web. Mentre il tuo capo indica una protuberanza arancione, tu gli spieghi che è la pagina dei contatti con 400 link rotti. La cosa peggiore è che, girando il pezzo, si stacca una parte: proprio il blog che non aggiorni dal 2019. Almeno, quando ti chiederanno soluzioni, potrai dire che stai facendo lavoro tattile con l'architettura dell'informazione.