Francia deporta a ex consigliere di Arafat per minaccia allordine pubblico

23 May 2026 Pubblicato | Tradotto dallo spagnolo

Ramy Shaath, ex consigliere del leader palestinese Yasser Arafat ed ex funzionario dell'Autorità Palestinese, affronta un processo di deportazione in Francia. La misura risponde alle sue posizioni radicali dall'inizio dell'offensiva israeliana a Gaza. Come cofondatore del gruppo Urgence Palestine, le sue dichiarazioni sono state considerate dalle autorità francesi come una minaccia per la sicurezza nazionale.

Ramy Shaath scortato da agenti della polizia di frontiera francese al gate di partenza dell'aeroporto Charles de Gaulle, ammanettato mentre tiene un passaporto palestinese, pista aeroportuale visibile attraverso pareti di vetro, agenti di sicurezza con documenti di deportazione, nastro trasportatore bagagli sullo sfondo con segnaletica aeroportuale, stile fotorealistico cinematografico, illuminazione fluorescente drammatica dall'alto, messa a fuoco nitida sulle procedure ufficiali, palette di colori freddi blu-grigio, ombre ad alto contrasto, illustrazione tecnica del protocollo delle forze dell'ordine, che dimostra l'azione di sicurezza statale durante il processo di deportazione

Algoritmi antiradicali: il software che rileva i discorsi d'odio 🤖

La Francia utilizza sistemi di sorveglianza digitale che monitorano i social media e le piattaforme di attivismo in tempo reale. Questi algoritmi analizzano schemi linguistici e frequenza di termini specifici per identificare potenziali incitamenti all'odio o appelli alla violenza. Lo strumento, sviluppato dall'agenzia di cybersicurezza francese, incrocia dati con basi di intelligence e precedenti degli individui. Nel caso di Shaath, i suoi interventi pubblici avrebbero superato la soglia di allerta, attivando il processo amministrativo di espulsione.

Da consigliere palestinese a influencer non grato a Parigi 😅

Sembra che Shaath abbia confuso la libertà di espressione francese con un canale Telegram senza moderazione. Le sue dichiarazioni, che vanno dal giustificare attacchi al chiamare alla jihad globale, non si adattavano bene in un paese dove il croissant è più sacro di qualsiasi slogan politico. Ora, invece di tenere conferenze stampa, potrebbe finire a dare spiegazioni in un commissariato mentre aspetta il suo volo di ritorno. La morale: se vuoi essere radicale, fallo in privato e con il WiFi spento.