La sofferenza senza scopo nell'adattamento di Kanae Minato

08 May 2026 Pubblicato | Tradotto dallo spagnolo

Il nuovo film di Takahisa Zeze, basato sul romanzo di Kanae Minato, si immerge nel dolore di una madre dopo la morte della figlia. La pellicola esplora la vendetta e la perdita, ma lo fa con un entusiasmo che rasenta il gratuito. La narrazione si concentra sulla miseria umana senza offrire una riflessione che trascenda la mera esposizione della sofferenza, lasciando lo spettatore con una sensazione di vuoto.

Una madre solitaria, volto sconvolto, guarda un'altalena vuota sotto una pioggia torrenziale; ombre allungate e toni grigi avvolgono la scena.

Una messa in scena che rafforza il vuoto narrativo 🎬

Zeze utilizza una fotografia sobria e primi piani per isolare i personaggi nel loro dolore. La colonna sonora, con accordi minimalisti, accentua la tensione senza apportare sfumature. Tuttavia, il montaggio abusa dei silenzi e delle pause, cercando una catarsi che non arriva mai. La regia sembra più interessata all'impatto emotivo immediato che a costruire una struttura che permetta al pubblico di elaborare il trauma. Il risultato è tecnicamente competente, ma manca della sottigliezza necessaria per evitare che lo spettatore si senta intrappolato in un loop di angoscia.

Vendetta, ma con poco budget per la riflessione 🔨

Vedere la madre in cerca di vendetta è come vedere qualcuno che cerca di riparare un rubinetto che perde con una mazza: efficace, ma sproporzionato. Il film ti fa venire voglia di piangere tanto quanto di chiederti se il regista abbia perso una scommessa e abbia dovuto includere una scena di pioggia ogni quindici minuti. Alla fine, si esce dal cinema con la certezza che, se il dolore fosse un piatto, qui lo servono crudo e senza sale.