Il fiasco culturale di Meloni: quando lultradestra non controlla lo spettacolo

13 May 2026 Pubblicato | Tradotto dallo spagnolo

Da quando Giorgia Meloni è salita al potere in Italia nel 2022, il suo governo ha tentato di imporre un'agenda conservatrice nel cinema, in televisione e nelle arti. La strategia, basata su guerre culturali, mirava ad allineare i contenuti a valori tradizionali e nazionalisti. Tuttavia, il settore ha resistito e i risultati sono stati un clamoroso fallimento per l'estrema destra.

Giorgia Meloni, in abito scuro, osserva frustrata un palco vuoto. Accanto a lei, un megafono caduto e una maschera teatrale rotta. Sullo sfondo, poster cinematografici spiegazzati simboleggiano il fallimento culturale.

Come la resistenza digitale e le piattaforme di streaming hanno eluso il controllo governativo 🎭

Mentre il governo faceva pressioni per censurare i contenuti e tagliare i fondi alle opere critiche, le piattaforme di streaming e i social media hanno agito come valvola di sfogo. Le case di produzione indipendenti hanno utilizzato strumenti di montaggio collaborativo e distribuzione online per aggirare i filtri burocratici. L'algoritmo, lungi dall'essere un alleato dello stato, ha favorito i contenuti che generavano dibattito, minando i tentativi di controllo narrativo da Roma.

Meloni ha cercato di addomesticare la cultura, ma la cultura gli ha tolto il guinzaglio 🎬

Il piano era semplice: che gli artisti italiani parlassero di famiglia e patria, e lasciassero da parte i temi scomodi. Ma a quanto pare nessuno ha informato i registi che dovevano seguire il copione. Ora, le sale proiettano film che il governo non approva, e i festival premiano chi critica l'esecutivo. L'estrema destra voleva controllare la narrazione, e l'unica cosa che ha controllato è stata la propria sconfitta.