La chiusura anticipata delle centrali nucleari in diversi paesi ha generato un dibattito tecnico sul loro reale impatto sugli obiettivi di decarbonizzazione. Mentre l'energia nucleare fornisce elettricità di base senza emissioni di CO2, la sua sostituzione con combustibili fossili aumenta le emissioni globali. I dati dell'AIE indicano che ogni gigawatt nucleare chiuso può richiedere fino a 2 GW di rinnovabili per compensare la sua produzione costante, senza garantire la stessa stabilità alla rete.
Tecnologia e sviluppo: la sfida di mantenere la base stabile ⚡
La generazione nucleare offre un fattore di carico superiore all'85%, ben al di sopra del 20-30% del solare o dell'eolico. Chiudendo reattori in funzione, si perde capacità ferma e si dipende da centrali a gas o carbone per coprire i picchi di domanda quando il sole non splende o il vento non soffia. Sistemi di accumulo come batterie su larga scala non sono ancora abbastanza maturi per sostituire quella potenza continua. La transizione energetica diventa più costosa e lenta senza quella base nucleare.
Spegnere il nucleare: l'idea geniale per salvare il pianeta 😅
Risulta che per raggiungere gli obiettivi climatici, la cosa più intelligente fosse chiudere proprio le centrali che non emettevano CO2. Poi, per compensare, accendiamo centrali a carbone e gas, che invece emettono. Così, invece di ridurre le emissioni, le aumentiamo. Un piano maestro: prima spegniamo l'opzione pulita e costante, poi ci lamentiamo che il clima non migliora. Meno male che la logica politica non fallisce mai.