Cannes Premiere accoglie lopera prima di Maria Martínez Bayona

23 May 2026 Pubblicato | Tradotto dallo spagnolo

La regista spagnola Maria Martínez Bayona, che vive a Londra da un decennio, ha debuttato al Festival di Cannes con il suo primo lungometraggio, The End Of It, nella sezione Cannes Premiere. Il film, che vede come protagoniste Rebecca Hall e Noomi Rapace, mescola elementi di fantascienza con una riflessione sulla mortalità e il desiderio di morire. La regista definisce il progetto come un miracolo che è riuscito a materializzarsi tra molteplici ostacoli.

scena cinematografica di una sala di montaggio, la regista Maria Martinez Bayona regola una timeline digitale su un monitor professionale, proiezioni olografiche di Rebecca Hall e Noomi Rapace tremolano sopra un mixer, tema di mortalità fantascientifica mostrato da una clessidra luminosa con sabbia che si trasforma in codice digitale, interfaccia software di editing video professionale visibile sullo schermo, bobine di pellicola fisiche impilate su un tavolo d'acciaio, illuminazione calda ambra e fredda blu in contrasto, illustrazione tecnica fotorealistica, attrezzatura da studio ultra-dettagliata, ombre drammatiche che enfatizzano la lotta creativa

Fantascienza con radici nella fragilità umana 🎬

Il film colloca i suoi personaggi in un contesto futuristico in cui devono affrontare i propri limiti emotivi e fisici. Martínez Bayona ha sottolineato che lo sviluppo tecnico del film è stato un processo complesso, combinando effetti visivi pratici con una scenografia che evitasse l'eccesso di CGI. Le riprese sono state effettuate in location nel Regno Unito e in Spagna, con una troupe ridotta che ha privilegiato la recitazione rispetto agli artifici digitali. La regista evidenzia che la narrazione si regge sulla tensione tra progresso tecnologico e vulnerabilità umana, senza cadere in facili moralismi.

Il miracolo di fare un film senza perdere la testa 🎥

Secondo Martínez Bayona, che The End Of It sia arrivato a Cannes è un miracolo, ma non quello dei santi, bensì di chi riesce a finanziare un progetto di fantascienza esistenziale in piena crisi produttiva. La regista confessa che più di una volta ha pensato di cambiare la sceneggiatura con qualcosa di più commerciale, come una commedia romantica con robot. Alla fine, ha scelto di continuare a parlare della morte, perché, siamo sinceri, nel cinema indipendente è già un miracolo che ti paghino il catering.