Scienziati a Vienna hanno sviluppato blastoidi, modelli di embrioni umani creati a partire da cellule staminali senza bisogno di ovuli né spermatozoi. L'obiettivo è studiare i primi giorni della gravidanza, una fase in cui la natura fallisce spesso: solo un terzo degli embrioni si impianta con successo e il 60% dei trasferimenti in fecondazione in vitro (FIV) fallisce. Questo progresso sta già offrendo dati per migliorare i trattamenti e gestire condizioni gravi durante la gestazione.
Come funzionano i blastoidi e il loro limite tecnico 🧬
I blastoidi replicano la struttura del blastocisti umano, la fase precedente all'impianto nell'utero. Coltivandoli, i ricercatori possono osservare in dettaglio i meccanismi molecolari del fallimento dell'impianto e testare farmaci senza utilizzare embrioni reali. La tecnologia permette di mantenere questi modelli più a lungo, aprendo la strada allo studio di fasi successive dello sviluppo. Tuttavia, ciò solleva un dilemma: fino a che punto un modello di embrione debba essere considerato un embrione. Le normative attuali fissano un limite di 14 giorni, ma la scienza spinge per estenderlo.
L'embrione da laboratorio che non ha chiesto appuntamento 🤖
Nel frattempo, nelle cliniche di FIV, gli embrioni reali continuano a fare i loro: fallire nell'impianto come se avessero un'agenda molto fitta. I blastoidi, dal canto loro, se ne stanno tranquilli in una piastra Petri, senza drammi né spermatozoi di mezzo. Ora gli scienziati possono studiare il fallimento senza dover incolpare lo stress, la sfortuna o quella tazza di caffè in più. Forse presto scopriranno che l'unica cosa di cui gli embrioni avevano bisogno era un po' di pazienza e meno pressione sociale.