In cima al deserto di Atacama, a 5.000 metri, il telescopio AtLAST si prepara a scrutare l'universo in onde che vanno dall'infrarosso lontano alle microonde. Il suo design supera i limiti degli osservatori spaziali come il James Webb, ma la sua vera novità è un altro approccio: funziona con energie rinnovabili e ha minimizzato la sua impronta di carbonio in materiali come alluminio e acciaio.
Tecnologia pulita per vedere oltre la polvere galattica 🌌
Il team europeo dietro AtLAST ha dato priorità al fatto che ogni componente, dagli specchi alla struttura di supporto, sia fabbricato con processi a basso impatto ambientale. Operando senza combustibili fossili, il telescopio evita interferenze termiche che influenzano altri strumenti. La sua capacità di catturare radiazioni fredde dallo spazio permetterà di studiare la formazione di stelle e buchi neri con una precisione che i telescopi orbitali, limitati dalle loro dimensioni e dal raffreddamento, non raggiungono.
Il James Webb può già chiedere il conto della luce 💡
Mentre il James Webb consuma carburante per mantenersi in orbita e i telescopi terrestri lottano con generatori diesel, AtLAST arriva con pannelli solari e acciaio riciclato. Gli astronomi sperano che riveli segreti galattici, ma anche che non diventi l'ecologista pesante dell'osservatorio: ehi, potresti spegnere quel getto di plasma che contamina lo spettro? La scienza non è mai stata così politicamente corretta.