Cristina de Middel, Premio Nacional de Fotografía, presenta a Valencia L'apoteosi di 252 immagini orfane. La mostra dispiega una cascata visiva che mette in discussione l'eccesso di immagini nella nostra epoca. L'artista utilizza la finzione come strumento per smascherare la realtà, analizzando come la saturazione informativa e la manipolazione visiva offuschino la nostra percezione del mondo.
Algoritmi e saturazione: L'occhio umano di fronte ai big data visivi 📸
La mostra non è un semplice collage, ma un'analisi del rumore visivo generato da algoritmi e social network. De Middel replica la logica del feed infinito, dove ogni immagine compete per l'attenzione in millisecondi. Questa accumulazione digitale provoca una patologia percettiva: la vista si offusca di fronte al sovraccarico. Lo spettatore, come una macchina di elaborazione dati, deve filtrare il rumore per trovare segnali significativi, una sfida cognitiva reale nell'era dell'informazione liquida.
252 foto e la vista offuscata: L'occhio chiede ferie per stress 👁️
Uscendo dalla galleria, si ha la sensazione di aver visto più immagini che in un intero mese su Instagram. L'artista diagnostica una patologia visiva, ma il paziente (noi) non ricorda più quando ha iniziato a sbattere le palpebre al rallentatore. L'occhio umano, progettato per cacciare mammut, ora elabora selfie e meme a 60 fotogrammi al secondo. Se la vista si offusca, probabilmente è un meccanismo di difesa contro tanti pixel orfani.