Progettare per la cecità: come l'accessibilità ridefinisce il processo creativo

Pubblicato il 18 March 2026 | Tradotto dallo spagnolo

Quando l'agenzia Something Familiar ha assunto il redesign dell'identità di Onvero, un'organizzazione senza fini di lucro, si è trovata di fronte a una sfida trasformativa: la sua CEO, Sandi Wassmer, è cieca. Questo fatto ha obbligato il team guidato da Kane Hawkins a scartare i metodi convenzionali. La missione non era più solo creare un logo visivamente attraente, ma costruire un sistema di identità accessibile dal suo nucleo. L'esperienza, umile e collaborativa, ha dimostrato quanto possa essere esclusivo un comunicazione basata unicamente sul visivo e ha cambiato per sempre la metodologia dell'agenzia.

Manos explorando un logotipo en relieve sobre una superficie texturada, rodeado de herramientas de diseño.

Strumenti 3D e digitali adattati per l'inclusione sensoriale 👁️‍🗨️

Il processo tecnico ha richiesto di innovare con gli strumenti disponibili. Le presentazioni visive sono state sostituite da descrizioni narrative dettagliate. Per discutere palette di colori, è stato creato un linguaggio condiviso basato su sensazioni e contesti, non su codici HEX. La fase concettuale ha utilizzato locuzioni e descrizioni audio. Il risultato tangibile è stata un'identità tattile, dove la modellazione 3D è stata cruciale per progettare texture in rilievo e volumi nella cartoleria fisica, permettendo a Wassmer di percepire l'identità della sua organizzazione. Questo caso dimostra che il design 3D e digitale non è solo per il visivo; il suo potenziale per generare texture e prototipi tattili è uno strumento potente per l'inclusione.

La vera accessibilità nasce dalla metodologia, non dall'aggiunta finale 🤝

La lezione fondamentale va oltre gli strumenti. L'accessibilità non può essere uno strato di vernice applicato alla fine del progetto. Questo caso esige di integrare la diversità sensoriale nella metodologia stessa: ascoltare attivamente, iterare sulla base di feedback non visivo e co-creare con l'utente finale. Proteggere i collettivi vulnerabili, come le persone con disabilità visiva, richiede questo cambio di mentalità. Il design per tutti smette di essere uno slogan e diventa un processo rigoroso ed empatico che, in ultima analisi, arricchisce il risultato per tutto il pubblico.

Come può il design grafico, tradizionalmente un campo visivo per eccellenza, integrare principi di accessibilità per la cecità senza sacrificare il suo impatto estetico e comunicativo?

(PD: in Foro3D proteggiamo i collettivi vulnerabili... e i file non salvati) 💾