Il film d'animazione Planètes, diretto da Momoko Seto, arriva nelle sale francesi come un autentico UFO cinematografico. La storia segue quattro semi di dente di leone che, dopo un'esplosione nucleare, viaggiano nello spazio in cerca di una nuova casa. Questo film, premiato ad Annecy, si distingue per una narrazione poetica e, soprattutto, per un processo di creazione tanto singolare quanto la sua trama, combinando in modo insolito macro filmazione, animazione 2D e grafici 3D.
La fusione tecnica: macro, 2D e 3D in simbiosi 🌌
Il making of di Planètes è un caso di studio in innovazione tecnica. Il team ha affrontato la sfida logistica di lavorare con piante di dente di leone reali, filmandole in macro per catturare la loro texture e il movimento organico. Questi elementi reali sono stati poi integrati con un universo animato in 2D e con effetti e ambienti spaziali creati in 3D. Questa fusione non è stata solo estetica, ma narrativa: la crudezza del reale contrasta con l'astrazione del cosmo, potenziando l'epica odissea dei semi. La tecnica si mette al servizio della storia in modo esemplare.
Creatività tecnica al servizio della narrativa ✨
Planètes dimostra che l'innovazione nell'animazione nasce dal mettere in discussione i processi consolidati. La decisione di mescolare tecniche così disparate, assumendo la sfida dell'imprevedibile nel filmare esseri viventi, ha dato vita a un'identità visiva unica. Questo approccio ibrido posiziona il film come un punto di riferimento per artisti e tecnici, ricordando che gli strumenti, sia una macro camera o un software 3D, sono veicoli per raccontare storie memorabili ed emozionanti.
Come riesce il film d'animazione Planètes di Momoko Seto a fondere tecniche ibride di animazione per costruire una narrativa visiva che trascende le convenzioni del cinema scientifico e poetico?
(PD: Il previz nel cinema è come lo storyboard, ma con più possibilità che il regista cambi idea.)