Un recente omaggio alla donna lavoratrice a Puertollano, dove è stata evidenziata la figura di María Luisa Cabañero, è terminato con un suggerimento rivelatore: Potrebbero già farle un busto in 3D. Questa idea trascende l'atto istituzionale e proietta la rivendicazione nel piano digitale. Propone di usare il modellato 3D non come fine tecnico, ma come strumento di attivismo per creare monumenti accessibili e perpetuare la memoria di coloro che hanno forgiato la storia locale, spesso dall'anonimato.
Il busto digitale: più di un file STL 🗿
Un busto in 3D di una lavoratrice è un atto di giustizia rappresentazionale. Tecnicamente, implica digitalizzare una figura assente dall'iconografia tradizionale, usando fotogrammetria o modellato da riferimenti. Ma il suo valore attivista è maggiore: è un monumento replicabile, accessibile globalmente e libero dai costi e permessi di una scultura fisica. Può essere stampato in biblioteche, inserito in ambienti virtuali o usato in materiali divulgativi, democratizzando l'omaggio e mettendo in discussione chi merita un monumento nella sfera pubblica.
Memoria collettiva nell'era digitale 💾
Questa proposta si collega a un movimento che usa l'arte digitale per recuperare narrazioni dimenticate. Un busto 3D di María Luisa Cabañero non competerebbe con uno di bronzo, ma lo completerebbe e amplificherebbe, generando dibattito e permettendo un'appropriazione comunitaria del simbolo. In un'era in cui il digitale è territorio di memoria, creare questi modelli è un atto politico: si decide chi modellare, condividere e ricordare. La tecnologia diventa alleata per scrivere una storia più inclusiva.
Come può la creazione di modelli 3D di figure storiche dimenticate, come María Luisa Cabañero, diventare uno strumento potente di attivismo digitale per riscrivere e visibilizzare la memoria collettiva?
(PD: in Foro3D crediamo che ogni arte sia politica, specialmente quando il computer si congela)