A 92 anni, il fotografo Paolo Gasparini, figura chiave del neorealismo, pubblica un nuovo fotolibro in cui denuncia la trasformazione del mezzo. Per Gasparini, la fotografia attuale ha perso la sua essenza comunicativa, diventando un rumore visivo che satura il paesaggio senza trasmettere un messaggio reale o una critica sociale profonda.
L'algoritmo e la perdita dell'istante decisivo 📸
Gasparini indica la tecnologia digitale come un fattore che ha frammentato la narrazione visiva. Dove prima esisteva un processo riflessivo e un istante decisivo catturato su pellicola, oggi i sensori e l'elaborazione automatica generano migliaia di immagini senza editing né intenzione. La democratizzazione del dispositivo ha eliminato la pausa necessaria per costruire un discorso, privilegiando la quantità sulla sostanza documentale.
Dalla Leica al selfie: il rumore dell'immediatezza 📱
Il maestro neorealista suggerisce che oggi chiunque si senta un Cartier-Bresson con un telefono in mano, ma il risultato è un paesaggio visivo così denso come un ingorgo all'ora di punta. Se prima una foto valeva più di mille parole, ora vale più di mille notifiche. Gasparini sembra chiedersi se siamo passati dal catturare la realtà al catturare solo il pollice di chi la guarda.