Panini ha riconosciuto che la febbre per i Mondiali lascia le edicole senza bustine. L'azienda ammette che gli acquisti di intere scatole da parte di collezionisti adulti esauriscono le scorte, mentre bambini e famiglie rimangono senza poter attaccare nemmeno una figurina nell'album. Tuttavia, sulle piattaforme di rivendita, le figurine di Messi o Cristiano Ronaldo raggiungono i 150 euro, alimentando un mercato nero che la compagnia dice di non controllare.
La strategia tecnica della scarsità programmata 📉
Dietro la presunta mancanza di produzione si cela un calcolo industriale. Panini mantiene accordi esclusivi con la FIFA come unico produttore, eliminando qualsiasi concorrenza che regoli i prezzi. Lanciando edizioni limitate e non aumentando la tiratura nonostante la domanda, l'azienda forza l'acquisto di scatole intere (più care delle bustine singole) e genera un mercato di rivendita dove gli stessi edicolanti ritirano le bustine dal bancone per venderle online. La scarsità non è un incidente logistico, è un modello di business che massimizza l'hype per le collezioni future senza che Panini si assuma i costi della sovrapproduzione.
La figurina di Messi vale 150 euro, la nostalgia non ha IVA 💸
I genitori fanno salti mortali per trovare una bustina, mentre i rivenditori si fregano le mani. La cosa curiosa è che il cittadino paga 150 euro per una figurina di Messi, un pezzo di cartone che costa centesimi produrre. Ma certo, la nostalgia è un lusso, e Panini lo sa. Mentre il bambino piange senza la sua figurina, l'edicolante ride vendendo online ciò che ha nascosto sotto il bancone. Alla fine, l'unica figurina che non manca è quella dell'ipocrisia.